L’emissione dei minibond da parte delle PMI

Inviato da silvia.quagliotti il Mer, 04/01/2020 - 12:02
09.04.2020

I minibond sono obbligazioni di medio-lungo termine emesse da PMI italiane per il finanziamento di piani di crescita e sviluppo, collocate privatamente o quotate su un apposito segmento di Borsa Italiana, l’ExtraMOT PRO3. Secondo la normativa, quando si parla di minibond si fa riferimento a obbligazioni emesse da società italiane non quotate sul mercato azionario, diverse dalle banche e dalle microimprese, con fatturato superiore a EUR 2M e almeno 10 dipendenti. Tipicamente inoltre, si considerano minibond le obbligazioni di PMI con valore nominale inferiore a EUR 50M, mentre non esistono requisiti specifici su durata, tasso di interesse o struttura di rimborso del capitale.

Il mercato dei minibond al 31.03.2020

Al 31.03.2020 si contano un totale di 335 strumenti quotati su Borsa italiana, per un controvalore di EUR 2,25Mld, e con le seguenti caratteristiche, che possiamo considerare come un identikit del minibond:

  • Taglio medio EUR 6,7M
  • Cedola media annua: 5,0%
  • Scadenza media: 4,9 anni
  • Struttura del rimborso: 47% bullet (tutto a scadenza) e 53% con piano di ammortamento
  • Fatturato medio emittente: EUR 88,7M

Appena 4 le nuove emissioni quotate in questo primo trimestre 2020, cui si aggiungono 10 emissioni collocate privatamente, per un controvalore complessivo di circa EUR 100M. Un inizio anno sottotono, se si pensa che nell’ultimo trimestre del 2019 si sono registrate 55 emissioni tra quotate e non quotate, per un controvalore di circa EUR 300M.

Il 2019 è stato peraltro un anno particolarmente dinamico per il mercato dei minibond: sull'ExtraMOT PRO3 sono state quotate 43 nuove emissioni, per un controvalore di EUR 193M (di poco superiore a EUR 100M il totale emesso nel 2018). Le emissioni in private placement sono state invece 86, per un controvalore di poco inferiore a EUR 700M (68 emissioni per poco più di EUR 500M i dati complessivi 2018).

Perché un minibond

Nonostante l’attuale incertezza dei mercati legata all’emergenza coronavirus, i minibond restano una importante fonte di finanziamento complementare al credito bancario che permette alle PMI di aprirsi al mercato dei capitali e diversificare il debito, specie in presenza di un eventuale credit crunch.

L’accesso al mercato dei capitali è molto importante per finanziare la crescita delle PMI italiane, e richiede il rispetto di determinati requisiti di governance, tra cui trasparenza, che sono fondamentali per attrarre investitori. Più nel dettaglio, i vantaggi principali di emettere minibond sono:

  • Diversificazione del debito: i minibond costituiscono una fonte di finanziamento complementare al credito bancario.
  • Vantaggi fiscali: deducibilità degli interessi passivi fino al 30%, deducibilità dei costi di emissione per l’anno in cui è stato emesso il minibond ed esenzione dalla ritenuta fiscale sui redditi corrisposti ai sottoscrittori.
  • Brand equity: promozione del brand aziendale e validazione del business model da parte del mercato finanziario.

Da un punto di vista tecnico, numerose sono le differenze tra un finanziamento bancario e un minibond. Ad esempio, il minibond non viene segnalato in Centrale Rischi, e l’impresa non negozia le condizioni del prestito con una sola controparte ma si confronta sul mercato con diversi potenziali investitori.

Emettere minibond: la procedura

Per emettere un minibond serve l’intervento di diverse figure professionali, che scandiscono i passaggi del processo di emissione:

  • Advisor: verifica in via preliminare la fattibilità dell’operazione e assiste l’impresa nella redazione del business plan. La presenza di un advisor rafforza la credibilità dell’impresa quando interagisce con gli investitori.
  • Arranger: struttura e colloca il minibond presso gli investitori, e supporta l’impresa nella gestione dell’attività di investor relation fino alla scadenza del minibond.
  • Revisore: certifica il bilancio (passaggio obbligatorio in caso di quotazione del minibond).
  • Consulente legale: segue tutti gli aspetti formali dell’emissione, redige il regolamento, in caso di quotazione, il documento di ammissione.
  • Agenzia di rating: certifica la solidità economico-finanziaria dell’impresa e la sua capacità di ripagare il debito. Malgrado non sia obbligatorio, la presenza di rating è gradita dagli investitori e facilita il collocamento.

L’esperienza di Epic come arranger ci dice che quanta più informazione viene fornita, tanto maggiore è l’attenzione che lo strumento riceve da parte degli investitori, che valutano positivamente trasparenza e disponibilità del management al dialogo. Trasparenza e comunicazione facilitano l’individuazione di investitori interessati e accelerano il processo di collocamento. Se l’impresa è pronta nel fornire informazioni e documentazione, dalla strutturazione alla emissione e sottoscrizione del minibond passano circa 2 mesi.

Contestualmente all’emissione, l’impresa può quotare il minibond sull’ExtraMOT PRO3, il segmento di Borsa Italiana dedicato ai minibond, che prevede determinati obblighi informativi fino alla scadenza dello strumento.

 

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