Dal risparmio, alla finanza, alla famiglia, alle imprese: percorso obbligato per un solido processo di crescita

Inviato da silvia.quagliotti il Ven, 06/28/2019 - 12:25
28.06.2019

Organizzato da ANSPC (Associazione Nazionale per lo Studio dei Problemi del Credito), al convegno del 27 giugno 2019 hanno partecipato tra gli altri Banca d'Italia, AIFI e Politecnico di Milano. 

Epic ha raccolto alcune note da quanto emerso durante le discussioni.

Ristabilire la fiducia

Nel 2019 l’Italia crescerà ancora meno che nel 2018 (+0,3% nelle stime BdI), e il conteso internazionale certo non aiuta, tra rallentamento del commercio mondiale e nuove ondate protezionistiche. Occorre individuare soluzioni concrete, e tra queste, importanza fondamentale ha ristabilire la fiducia di famiglie e imprese. Indubbiamente la politica economica ha un ruolo primario in tutto ciò, e l’Italia è al momento bloccata da un contesto non favorevole alla crescita: servizi pubblici, burocrazia, criminalità, certezza delle regole. Sul tema regole, prendiamo ad esempio i Pir: dal punto di vista pubblico, sono stati inseriti incentivi fiscali che hanno permesso di veicolare finanziamenti verso le PMI italiane, favorendo il passaggio da un sistema bancocentrico a un sistema più di mercato.  Tra il 2017 e il 2018 la raccolta netta sui Pir è stata pari a EUR 13Mld (70% del totale fondi aperti). La successiva decisione di cambiare le regole, per quanto presa con le migliori intenzioni, ha di fatto spiazzato il mercato, bloccando per 5 mesi le nuove iniziative.

Il sistema imprese

Dal punto di vista industriale, l'Italia è in grado di competere con successo sui mercati internazionali. L’economia però è ferma, perché il sistema imprese non ha saputo reagire ai cambiamenti geopolitici, demografici e tecnologici che hanno interessato lo scenario internazionale, in primis per quanto riguarda la dimensione. La frammentazione della struttura produttiva si riflette a cascata sulla capacità innovativa delle imprese: la spesa per R&S del settore privato era pari nel 2017 allo 0,8% del PIL, meno della metà di quella media dei paesi dell’OCSE.
Quello della crescita dimensionale non è un tema semplice. Il sistema delle micro e piccole imprese italiane rientra in una logica di catena del valore che ha una sua ragione d’essere. Il vero problema è sulle medie, che competono sui mercati internazionali con player molto più grandi e strutturati. Diversamente dall’estero, dove le imprese si sono aggregate per filiera verticale, in Italia domina un modello di aggregazione orizzontale che prevede acquisizione progressiva di realtà produttive simili per coprire una maggiore fetta di mercato. Questo modello di filiera limita, da un lato, la crescita sia finanziaria che strutturale delle imprese. Dall’altro, determina maggiori possibilità di trasferimento tecnologico rispetto ad una governance di tipo captive (tipica della filiera integrata), e ha portato a una specializzazione produttiva sulla componentistica che oramai ci è riconosciuta a livello internazionale. Più che lavorare su a una crescita dimensionale difficile da imporre, occorre creare strutture finanziarie adatte a queste imprese, di fatto attive nelle catene del valore globali.

Il ruolo della finanza alternativa

Per rimettere in moto il paese la parola chiave è infatti finanza, fondamentale per uno sviluppo di qualità. Concretamente, occorre promuovere lo sviluppo del mercato dei capitali. Nel periodo 2014-2018 si sono quotate in borsa 116 imprese, contro le 39 del quinquennio precedente. Nello stesso periodo oltre 500 società hanno collocato obbligazioni per la prima volta. È però ancora ampio il divario rispetto ai paesi in cui i mercati dei capitali sono più sviluppati. In Francia e UK il rapporto tra la capitalizzazione di borsa e PIL è oltre tre volte quello italiano, mentre la quota delle obbligazioni sul totale debiti finanziari delle imprese è quasi doppia. È necessario inoltre continuare a promuovere lo sviluppo della finanza non bancaria. Le banche sono vincolate a una regolamentazione molto invasiva, e da sole di fatto non sono più sufficienti, specie in un’ottica di innovazione di lungo periodo. Il fintech ha sperimentato una notevole accelerazione in questi ultimi due anni, il che è un’ottima notizia, soprattutto per quella classe di imprese che ha bisogno di risposte immediate e flessibili per poter crescere sui mercati internazionali.

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