Occorre un nuovo modello per finanziare le PMI italiane in quanto:

  • il sistema produttivo italiano è fortemente caratterizzato da imprese di piccola dimensione sotto-capitalizzate;
  • la crescita è stata tradizionalmente finanziata con ricorso al debito, quasi sempre  bancario;
  • c’è una tendenziale stagnazione/ riduzione dei volumi di credito bancario alle imprese (Basilea 3, vincoli di liquidità);
  • i canali tradizionali di accesso al mercato dei capitali non sono adatti a causa degli alti costi fissi;
  • emergono nuovi modelli di intermediazione abilitati dalle piattaforme digitali

Da quanto sopra si ricava che c’è una forte opportunità per un nuovo modello di connessione diretta tra investitori e PMI.

La riforma necessaria è ora realtà, grazie ai Decreti Sviluppo, Crescita e Competitività.

Possono emettere minibond le piccole e medie imprese (PMI) non quotate. Le piccole imprese hanno un organico inferiore a 50 unità o bilancio/fatturato annuo non superiore ai 10 milioni di Euro. Le medie imprese hanno un organico inferiore a 250 unità e fatturato annuo non superiore a 50 milioni di Euro, bilancio annuale non superiore a 43 milioni di Euro. Non possono emettere minibond le banche e le micro-imprese (caratterizzate da organico inferiore a 10 unità e totale di bilancio o fatturato non superiore ai 2 milioni di Euro).

L'emissione di minibond ha vantaggi per le imprese in termini di:

  • diversificazione del debito
  • attenuazione della dipendenza dal settore bancario
  • riqualificazione del passivo con conseguente miglior equilibrio economico-patrimoniale (allungamento della durata media delle fonti di finanziamento, stabilità del credito, miglioramento degli indici di bilancio);
  • opportunità di sostenere periodicamente, durante la vita del prestito, l’esborso dei soli interessi sul finanziamento ottenuto, evitando all’impresa ingenti uscite di cassa nel periodo in cui gli investimenti realizzati non hanno ancora generato adeguata liquidità.
  • agevolazioni fiscali (deducibilità degli interessi passivi nella misura del 30%, deducibilità dei costi di emissione nello stesso esercizio in cui sono sostenuti, esenzione della ritenuta alla fonte sui proventi corrisposti);
  • promozione del brand. 

Differenze tra finanziamento bancario e minibond.

Finanziatori

Banche

Investitori istituzionali e privati qualificati (minibond)

Scadenza prestito

Di norma non oltre 5 anni

Anche 6 o 7 anni

Criteri di valutazione del debitore

Solidità patrimoniale, profittabilità, cash flow

Aspetti qualitativi basati sulla relazione a lungo termine tra banca e cliente

Aspetti qualitativi basati sulle caratteristiche proprie dell’impresa.

Aspetti quantitativi basati su previsioni future e andamento prospettico del business

Garanzia reale

Di norma richiesta

Non necessariamente richiesta

Tasso d’interesse

Dipendente da: costo del capitale e costo della liquidità della banca, valutazione del merito creditizio, competitività del mercato bancario, presenza di garanzie

Dipendente da: rating dell’emittente, condizioni del mercato secondario, liquidità dell’emissione

Rimborso capitale

Di norma con piano di ammortamento Può essere anche bullet (=a scadenza) o con periodo di pre-ammortamento (ad es. 2 anni)

Collocamento

Operazione bilaterale o in pool

Private placement, in caso di emissioni pubbliche, consorzio di garanzia e collocamento

Pubblicità delle condizioni dell’operazione

No

Rating / scoring esterno

No

Segnalazione alla Centrale Rischi

No, di conseguenza può migliorare il rating bancario

Possibilità di revoca o riduzione o cambio condizioni da parte del finanziatore

Sì (nel credito a breve)

No

Promozione del brand dell'impresa

No

 

Per le S.r.l. non cè un limite quantitativo all’emissione (a meno che non sia previsto nell'atto costitutivo). Ex art. 2412 c.c. per le S.p.A. il limite è pari al doppio del capitale sociale, della riserva legale e delle riserve disponibili risultanti dall'ultimo bilancio approvato, ma è derogabile: 

  • se le obbligazioni emesse in eccedenza sono destinate alla sottoscrizione da parte di investitori professionali soggetti a vigilanza prudenziale a norma delle leggi speciali (in caso di successiva circolazione delle obbligazioni, chi le trasferisce risponde della solvenza della società nei confronti degli acquirenti che non siano investitori professionali); 
  • se l'emissione è garantita da ipoteca di primo grado su immobili di proprietà della società, sino a due terzi del valore degli immobili medesimi; 
  • se le obbligazioni vengono quotate in mercati regolamentati o su sistemi multilaterali di negoziazione;
  • quando ricorrono particolari ragioni che interessano l’economia nazionale e l'impresa viene autorizzata da uno specifico provvedimento dell’autorità governativa.

Le piccole e medie imprese che vogliono emettere minibond devono diventare più trasparenti e aprire i propri dati finanziari storici e prospettici (quantitativi e qualitativi come nel caso dei business plan) ai potenziali investitori. Più informazioni si danno al mercato, più interessanti sono le imprese per gli investitori.

Nella fase iniziale del processo di emissione tipicamente l’azienda si avvale di un advisor che realizza una valutazione preliminare dell’emittente e un’analisi di fattibilità/convenienza economico-finanziaria dell’emissione. L’advisor coordina poi la redazione dei documenti necessari con l’ausilio dei consulenti legali; collabora successivamente alla ricerca e al contatto di potenziali investitori e può assistere l’emittente anche nelle fasi successive all’emissione. La presenza di un advisor rafforza sensibilmente la credibilità dell’impresa nel dialogo con gli investitori.

Modelli di intermediazione diversi da quello Epic

Il modello diretto di Epic allevia anche il rischio di conflitti di interesse. Rimane la possibilità di coinvolgimento dell'advisor. Dinamica e di "club deal". Riduzione degli intermediari e abbattimento dei costi.

Nel regolamento obbligazionario possono essere inserite su richieste degli investitori delle clausole vincolanti di governance finanziaria dell’azienda, i cosiddetti covenants, da rispettarsi pena il ritiro del prestito obbligazionario o la sua rinegoziazione a condizioni meno favorevoli. I covenants più comuni: clausole di salvaguardia (per tutta la durata del prestito obbligazionario, l’emittente si impegna a non concedere pegni, ipoteche o altre garanzie reali sui propri beni materiali ed immateriali, sui propri crediti, sulle proprie partecipazioni salvo alcune eccezioni di volta in volta negoziate tra le parti), use of proceeds (l'ammontare ricavato dall'emissione obbligazionaria deve essere destinato dall’emittente secondo le finalità prestabilite), change of control (in caso di cambiamento nella proprietà dell’emittente, l'investitore avrà il diritto di richiedere il rimborso anticipato dei minibond), limitation on dividend (limiti ai dividendi consentiti), reports (necessità di redigere il bilancio consolidato da sottoporre a certificazione una volta all’anno e di redigere una semestrale consolidata entro i primi nove mesi dell’operatività annua), limitation on indebtedness (sono molto gradite clausole di mantenimento dei rapporti Net Debt / Ebitda e Gross Debt / Ebitda sotto soglie prefissate, da tenere monitorate periodicamente).

Successivamente alla fase di sottoscrizione, le imprese possono quotare i minibond presso il segmento professionale ExtraMOT PRO di Borsa Italiana con costi relativamente limitati e procedure semplificate.

Occorre valutare i vantaggi che i minibond portano in termini di crescita e sviluppo societario. La visibilità sul mercato grazie anche alla possibilità di quotazione di tali prestiti obbligazionari in Borsa è funzionale all’aumento delle credenziali dell’emittente presso clienti, fornitori e sistema finanziario. L’emittente aumenta la sua attrattività anche verso ulteriori investitori, grazie ai vantaggi di immagine e reputazione nonché alla presenza di elementi di trasparenza delle informazioni e dei risultati. 

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