Con il termine startup si suole indicare, generalmente, un'impresa di nuova o recente costituzione (fino ai 3/4 anni all'incirca) che ha come fine la commercializzazione di un bene o di un servizio nato come risultato della ricerca, o che impiega comunque nella propria attività un forte tasso di innovazione.
Le startup quindi non appartengono esclusivamente al mondo digitale ma possono svilupparsi in qualunque settore, compresi quelli più tradizionali.

Dopo l'approvazione del Decreto Legge n. 179/2012 (c.d. Decreto "Crescita 2.0"), convertito in Legge con modificazioni il 17 dicembre 2012, è stata introdotta nel nostro ordinamento una distinzione tra la generalità delle startup e quella fetta in possesso di una serie di requisiti definiti dalla normativa e caratterizzati da un alto gradi di innovazione e sviluppo tecnologico.

Si tratta delle c.d. startup innovative per le quali il Legislatore ha previsto una serie di importanti deroghe e misure agevolative.

Entrando più nel dettaglio, con l’espressione startup innovativa si intende una società di capitale, costituita anche in forma cooperativa, le cui azioni o quote rappresentative del capitale non sono quotate su un mercato regolamentato o su un sistema multilaterale di negoziazione e che:

  • sono state costituite da meno di 60 mesi;
  • hanno la sede principale in Italia, o in altro Paese membro dell’Unione Europea o in uno Stato aderente all’accordo sullo spazio economico europeo, purché abbiano una sede produttiva o una filiale in Italia;
  • presentano un fatturato annuo inferiore ai 5 milioni di euro;
  • non distribuiscono e non hanno distribuito utili;
  • hanno come oggetto sociale esclusivo o prevalente lo sviluppo, la produzione e la commercializzazione di prodotti op servizi innovativi ad alto valore tecnologico;
  • non sono costituite da fusione, scissione societaria o a seguito di cessione di azienda o di ramo di azienda;
  • infine, è richiesto il possesso di almeno uno dei tre seguenti criteri:
    1. almeno il 15% del maggiore tra fatturato e costi annui è ascrivibile ad attività di ricerca e sviluppo;
    2. la forza lavoro complessiva è costituita per almeno 1/3 da dottorandi, dottori di ricerca o ricercatori, oppure per almeno 2/3 da soci o collaboratori a qualsiasi titolo in possesso di laurea magistrale;
    3. l’impresa è titolare, depositaria o licenziataria di un brevetto registrato (privativa industriale) oppure titolare di programma per elaboratore originario registrato.

L'art. 26 del Decreto Legge n.179/2012, inoltre, ha previsto una serie di disposizioni derogatorie rispetto a quelle previste dalla normativa societaria comune in favore delle startup innovative, estese anche alle PMI innovative grazie al Decreto Legge 24 gennaio 2015, n. 3, convertito in Legge con modificazioni il 24 marzo 2015 (c.d. Investment Compact).

In sintesi il decreto prevede la facoltà:

  • di estendere di dodici mesi il periodo di c.d. "rinvio a nuovo" delle perdite (dalla chiusura dell'esercizio successivo alla chiusura del secondo esercizio successivo) e, nei casi di riduzione al di sotto del minimo legale, di consentire il differimento della decisione sulla ricapitalizzazione entro la chiusura dell'esercizio successivo;
  • di utilizzare anche per le startup innovative costituite in forma di società a responsabilità limitata istituti ammessi solo nelle S.p.A., in particolare la determinazione di diritti particolari attribuiti ai soci, attraverso la creazione di categorie di quote anche prive di diritti di voto o con diritti di voto non proporzionali alla partecipazione, o l'emissione di strumenti finanziari partecipativi;
  • di offrire al pubblico quote di partecipazione in startup innovative costituite in forma di S.r.L., consentendo di facilitarne l'accesso al capitale indipendentemente dalla forma societaria prescelta (tramite i portali per la raccolta di capitali on line);
  • di deroga al divieto assoluto di operazioni sulle proprie partecipazioni qualora l'operazione sia effettuata in attuazione di piani di incentivazione che prevedano l'assegnazione di strumenti finanziari a dipendenti, collaboratori, componenti dell'organo amministrativo o prestatori di opere o servizi, anche professionali (stock options e work for equity);
  • di emettere strumenti finanziari forniti di diritti patrimoniali o anche di diritti amministrativi, escluso il diritto di voto nelle decisioni dei soci.

Fonte: MISE - Scheda di sintesi della policy a sostegno delle startup innovative

Wednesday, September 28, 2016
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